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| Orfana di mia figlia (Morena Fanti) - Riflessioni di Guido Passini |
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| Scritto da Guido Passini |
| Mercoledì 18 Novembre 2009 13:15 |
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Cenni Biografici Morena Fanti vive in una casa immersa negli alberi della campagna bolognese. Dal 2001 pubblica in vari siti web. Tra questi: www.scriveregiocando.it http://scriveregiocando.splinder.com http://auto-aiuto.splinder.com http://morenafanti.wordpress.com/ Collabora al quindicinale La voce dell’Isola e alla rivista culturale Pentelite, diretta da Salvo Zappulla, di cui ha curato personalmente l’edizione 2009. Ha pubblicato il libro Orfana di mia figlia (editore Il pozzo di Giacobbe, 2007). Ha collaborato come autrice e curatrice alla preparazione dell’Antologia del Concorso d’Emozioni di Manuale di Mari (edizioni Kimerik 2007). Suoi testi si trovano in varie antologie e nelle raccolte Il silenzio della poesia e Lo spirito della poesia (Fara editore 2008) e in Poeti profeti? (Fara editore 2009). Riflessioni Cara Morena, è strano come due dolori nettamente diversi, come quelli che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo noi, alla fine ci portino a tante cose in comune, tante riflessioni, tanti scalini da affrontare. Ogni giorno compiamo un passo, in ognuno di loro si cela la nostra crescita. Ci sono giorni in cui resti fermo al primo, e la domanda più spontanea è: Perché proprio a me? Penso sia impossibile contare le innumerevoli volte che si sono asciugate nella mia bocca. Arriva un giorno in cui però questa domanda non te la proponi più, di certo non perché abbiamo dimenticato, ma solo perché in fondo siamo cresciuti, maturati. Appena ho letto l’introduzione del libro, ho sentito un bisogno irrefrenabile di navigare in internet, dovevo sapere, dovevo capire, dovevo vedere una foto di Federica. Ho cercato su giornali on line, ho cercato notizie, ma è servito a poco. Poche misere righe, che hanno contribuito ben poco. Cosi ho pensato che sarebbe stato difficile mettersi nei panni di chi ha scritto questo libro, senza sapere, immaginando solo quanto una persona potesse soffrire della perdita di una figlia, per un incidente stradale. Poi nella realtà cosi non è stato, vuoi perché ho avuto la fortuna di conoscere te e Giuliano, di parlare, ridere e scherzare con voi in più occasioni. Non ho mai chiesto nulla di vostra figlia, forse perché non mi sentivo degno di sapere, non mi sentivo abbastanza vicino a voi per permettermi questo. In questo ho senz’altro sbagliato, perché in voi ho visto una “serenità” nel parlare di lei, e questo ha riempito più volte il mio cuore di una strana sensazione. Ho visto commuoverti nello sfogliare il tuo libro, avrei voluto abbracciarti, avrei voluto caricarmi anche solo per un secondo del tuo peso e farti leggere con calma quella poesia. L’ho letta più volte, ripensando a quella presentazione, dove eravamo l’uno affianco all’altro. Ho affrontato la lettura di quello che definirei un diario di piombo, con ragguardevole partecipazione, cosa che forse non sarei riuscito a fare senza conoscervi. Ho letto con l’ingordigia di un treno, pagina dopo pagina, perché era impossibile staccarsi. A volte prendevo fiato, mi fermavo un attimo a riflettere ma sempre con il libro nella mano, per poi ripartire. Ho pianto, mi sono commosso, mi sono incazzato (mi si passi il termine), ho sorriso, ho sospirato con te in queste pagine. Non ho conosciuto Federica, ma ho visto “la luce dei vostri occhi”, questo mi basta per capire che persona potesse essere. Nonostante questo non sia un libro basato propriamente su lei, è comunque presente in ogni pagina, in ogni verbo, in ogni divenire. Un passo indietro ora è doveroso, credo di dover spiegare la mia definizione di diario di piombo. Diario principalmente perché cosi hai scelto di strutturarlo, date precise, che testimoniano il tuo percorso, le tue sensazioni, stati d’animo, emozioni. Piombo semplicemente perché immagino il peso che ti sei portata sulle spalle fino alla fine della stesura. Più volte parli del timore di dire che stavi scrivendo questo libro, forse condizionata dalla inconsapevolezza del prossimo. Mi colpisce molto il tuo carattere, la tua voglia di soppesare sempre i due risvolti della medaglia. Verrebbe da dire quasi che sei un’istintiva ragionata. Ho sempre pensato che sotto il tuo viso, o meglio sotto la mascherata durezza che a primo impatto puoi mostrare a chi non ti conosce, si celasse un’anima dolce, sensibile, e non so quanti altri aggettivi potrei aggiungere. Vorrei provare ora a parlare del libro, in maniera obiettiva, in maniera distaccata, ma so per certo che non ci riuscirò. Il libro Orfana di mia figlia, è una guida, per chi si trova a percorrere questo calvario, ma facciamo attenzione, non è un libro in cui ci sono ricette, o rimedi a questo dolore. C’è molto, ma molto di più caro prossimo lettore. C’è una vita, c’è un percorso affrontato con tutta la paura e la forza che ne consegue. C’è lo stato d’animo di chi lotta ogni giorno, c’è la continua ricerca di quella luce di cui la nostra anima necessita. Per questo definirlo libro è riduttivo, questa è la rinascita. La rinascita di se stessi, la rinascita di chi ha vissuto nel black out del proprio tempo. La rinascita di chi si riaffaccia alla vita con nuovi progetti, con il bisogno di sentirsi ancora adatti, ancora partecipi, ancora “utili”(anche se non è la parola giusta) al prossimo. Quanti di voi, potranno immedesimarsi nelle parole di questo libro, (mi auguro sempre meno, perché vorrebbe dire che disgrazie di questo genere sono in calo), quanti di voi potranno pensare che uno spiraglio di luce può esserci, quanti di voi si rialzeranno, con le gambe tremanti, ma si rialzeranno. La vita è una condizione temporanea che ognuno di noi deve affrontare al meglio delle proprie condizioni, per rispetto a sé stessi, a chi non è più qui con noi, ma che forse in qualche angolo qualsiasi, è lì che ci guarda, ci sente. Orfana di mia figlia è un libro pregno di dignità, denso di fiato, quello vero. Morena ha avuto una forza incredibile nel sobbarcarsi di tutto questo e portarlo ai vostri occhi. Tanti di voi potranno chiedersi: Ma chi glielo ha fatto fare? Ebbene io sono certo che il motivo principale è stato il rispetto e la dignità di avere una figlia: Federica. Tanti di voi non comprenderanno in questo momento, ma mi auguro possiate farlo dopo la pagina 195, quella che chiude il libro. Mi dispiace solo che questo libro sia il suo esordio letterario, avrei voluto leggerne, dieci, cento, mille, e più, non avrei mai voluto leggere questo, perché avrebbe rappresentato un’altra storia. Per chiudere questa mia, aggiungo alcuni versi che vorrei donare a Morena e Giuliano con tutto l’affetto per questa nuova amicizia. Se ti donassero un sogno chiederesti la vita. Se ti donassero un sogno grideresti un nome. Se ti donassero un sogno tornerebbe il sorriso. Se ti donassero un sogno gioirei con voi. ©Guido Passini |












